Spartà Santino, Poesia del secondo novecento - Santino Spartà tra fede e Modernità

Spartà Santino, Poesia del secondo novecento - Santino Spartà tra fede e Modernità

Prodotto nr.: AD734
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Giornalista, critico, scrittore, Santino Spartà, pugnace sacerdote, nato sotto lo zoccolo del vulcano, a Randazzo, medioevale cittadella etnea, da cui promana «una specie di fascino», quasi «un’allucinazione» (Federico de Roberto), è poeta per vocazione.

Ma cos’è la poesia che con Platone origina da quella parte dell’anima che nelle private disgrazie ci sforziamo di tenere a freno e che «ha sete di lacrime e vorrebbe sospirare e lamentarsi a suo agio»? Emozione, come sostiene il filosofo greco, o fuga dall’emozione, come vuole Eliot? Imperativa necessità di attribuire senso e passione a quanto dell’esistenza appare irredimibile follia, o ritorno al vichiano «sublime poeta»? «Rappresentazione originaria del vero (Hegel) o «nominazione fondatrice dell’essere» (Heidegger)? Verità delusa o attiva in grado di soccorrere l’uomo nella determinazione del mondo, secondo il suggerimento di Quasimodo, o rassicurante menzogna, gioco visionario, irridente e molesto, festevole e bizzarro, volto a conferire all’effimero sembianza d’eterno? Libero trastullo dell’immaginazione che assume il carattere di compito dell’intelletto o arte della parola scevra da qualunque utilitarismo il cui unico fine è la creazione ritmica della bellezza?

Tutto questo e altro ancora è la poesia cui Aristotele ha conferito la suprema capacità conoscitiva, giacché raffigura «cose possibili secondo verosimiglianza e necessità».

È sufficiente uno sguardo d’insieme al percorso millenario della storia letteraria per costatare come a nessun genere si possa ascrivere un’azione più profonda e incisiva, seppur fortemente elitaria, universalmente coinvolgente per ampiezza d’irradiazione plurima, di quella esercitata dalla poesia. Oggi più che mai solitaria, nuda, priva d’armatura e tuttavia forza d’urto contro la profanazione dei valori. Ancor più allorché scaturisce dall’inesausta, misteriosa, dogliante ricerca del Signore.