Virdia Raffaele, Rime e Ricordi - Poesie in vernacolo calabrese

Virdia Raffaele, Rime e Ricordi - Poesie in vernacolo calabrese

Prodotto nr.: AD507
Paghi solo: € 8,00

Una breve silloge di liriche in vernacolo della Piana rosarnese o meglio della cittadina di Varapodio, costituisce il corimbo profumato che Raffaele Vìrdia offre all’attenzione dei suoi Lettori.

L’Autore, stimolato da amici e parenti, in 24 composizioni nel vernacolo del suo paese,

canta con grande sensibilità e delicatezza il mondo di quelle piccole grandi cose che ognuno di noi si porta dentro il cuore.

É il mondo dei ricordi di un uomo di cultura umanistica, di un fine dicitore, di un operatore impegnato nel culturale; di un uomo che nella fase della sua maturità sente il bisogno (avevo scritto il dovere) di fermare sulla carta scintille di memorie, di personaggi, di amici, di familiari, di situazioni che fanno parte del vivere quotidiano.

Ai primi di ottobre di quest’anno ricevo una telefonata dell’amico Raffaele; che mi chiede una presentazione ad un sua silloge poetica. Ed io acconsento. Egli mi porta, allora, il testo di queste sue liriche;non solo;ma mi legge, lui fine dicitore, anche se in questa occasione la sua voce è inficiata da una forma di raucedine, il suo parto letterario!

Egli mi parla della genesi di queste sue "poesie in vernacolo calabrese".

Ho, poi, la grande soddisfazione di sentire l’autore recitare le proprie liriche, a partecipare a quel suo mondo fatto di ricordi, di impressioni, di delicati momenti, di ironiche spesso osservazioni dell’ambiente paesano.

Ho conosciuto, questa volta, più da vicino, qualche brandello del suo cuore, dei suoi affetti; ho percepito la nostalgica vena di

chi alle persone a lui care dedica composizioni amorose; ho sentito l’immediatezza di liriche che scendono dolci nei precordi: sono brandelli belli della sua vita; e sono figure del padre, della madre, della sua affettuosa nutrice;sono le sinestesie di chi vuole sentire vicino a sé le persone care, le persone che gli stanno vicino ed attorno; è il ripensamento grande dell’ uomo, che sente il bisogno –lo ripeto- di accostarsi ai ricordi, agli amici, agli affetti;è il desiderio di parlare non solo con quanti - presenti o assenti-

hanno fatto parte del suo quotidiano vivere; ma anche il desiderio di parlare con la natura tutta, confidente silenziosa ed ascoltatrice; è il bisogno di confidare il suo dolore tetro, di ripigliare la lena (‘u hiatu) per continuare sulla via che ha percorso fino ad oggi!

Raffaele Vìrdia con la sua silloge lirica ci parla col cuore in mano, di sé stesso; non ha timore di confidare candidamente i suoi sentimenti più cari, più segreti; di ritornare fanciullo ai giochi di una volta; di raccontare episodi di un passato vicino e lontano…; ma soprattutto non ha timore di confessare la sua solitudine; la necessità di un sorriso che l’autore invoca in più luoghi; e le liriche delicate, dedicate alla madre, al padre, scendono dolci nei nostri precordi;come dolce scende la preghiera di incontrare, sul piano spirituale, le persone che gli sono state care.

La poesia dei ricordi è dolce; ed anche nei " tempi brutti" nei quali viviamo il poeta sente la necessità di innalzare una parola di speranza, di augurio per se stesso e per le generazioni future.

Ma occorre dire che in Raffaele Vìrdia c’è anche quella vena di ironica bonomia, che sa toccare fatti e situazioni paesane, e che, infine, fa scendere nelle strofe finali.

A me pare che il libro Rime e ricordi di Raffaele Vìrdia sia una grande "preghiera" che sorta dolce dal cuore, sa anche capire le brutture del mondo; la cattiveria dell’uomo; e sa cantare momenti del vivere umano che, alla luce della ‘fantasia’, il poeta innalza e porta con struggenti note di malinconia, riflessioni e pensieri verso cieli più limpidi e puri.

La silloge è lo sfogo dolce del cuore, del suo cuore; è la voce che si fa sentire, anzi che vuol farsi sentire.

Antidoto al dolore, alla nostalgia, alla solitudine è la sua ironica bonomia, che rende spesso dolci le amarezze della vita.

Non ho voluto fare esemplificazioni al mio discorso, riportando versi; il lettore, paziente e garbato, potrà leggere con tutta tranquillità e ‘centellinare’ questa silloge del cuore, delle memorie e degli affetti; il lettore saprà accostarsi, da solo, così all’anima di Raffaele Vìrdia; sentirà la dolcezza di queste liriche per lo più brevi;qualche lirica si presenta lunga, come ‘U pittarrussu’, ove il poeta sublima un modus vivendi e facendi con maestria.

Aggiungo infine una riflessione sulla struttura metrica:a me pare che il sentimento trascini il poeta che, spesso,tralascia il completamento della strofe rimata,sostituendo un’assonanza vicina e talvolta obliterandola; in virtù di un forte sentire egli procede bello per la sua strada.

Le rime richiamano talvolta dei versi distanti:è l’anima del poeta che procede, preoccupato solo di evidenziare il suo io, il suo cuore, il suo mondo; e che nel parlare vuole essere parlato!

Ugo Verzì Borgese

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